Arturo Parisi: ” Non e’ verso la politica che si indirizza la rabbia dei cittadini, ma verso i politici che non credono in niente” (Adnk, 5 gennaio 2012)

Adnk – Referendum: per Parisi ammissibile; proporzionale? è ritorno a partitocrazia

PARTITI TEMONO SCELTA DIRETTA CITTADINI E COSI’ AUMENTA L’ANTIPOLITICA

Roma, 5 gen. (Adnkronos) – Era luglio e nessuno ci avrebbe scommesso una lira. Una raccolta di firme, in piena estate, per un referendum sulla legge elettorale. I vertici del Pd alzarono le mani, ma Arturo Parisi e’ andato avanti, quasi in solitaria dentro il partito. Successo inaspettato di firme e ora, tra qualche giorno, il verdetto della Corte. “Il rischio della bocciatura ci e’ presente da sempre”, dice Parisi in un’intervista all’Adnkronos. Ma il professore, armato della consueta testardaggine, e’ fiducioso.

Quello che oggi lo ha fatto irritare sono state alcune indiscrezioni sugli umori che aleggerebbero tra i giudici costituzionali. Il rischio della non ammissibilita’ sta nelle cose, dice Parisi, “quello che invece non avevo messo nel conto e’, come leggo oggi su autorevoli giornali, la previsione di una sentenza scontata e presa per motivi politici”. Giu’ le mani dalla sentenza della Consulta, e’ l’avvertimento di Parisi che vede movimenti nel Palazzo che non lo convincono affatto.

La crescente attenzione nei partiti per un ritorno al proporzionale non piace al professore. Dietro a quel sistema, spiega, c’e’ la tentazione di un “ritorno alla delega ai partiti invece ella scommessa sulla partecipazione e sulla scelta diretta dei cittadini, la tentazione di farsi riconoscere appunto la propria quota perche’ a mettersi d’accordo c’e’ sempre tempo”. E questo fa male alla politica: “I cittadini se ne sono accorti e indirizzano la loro rabbia verso politici che non credono in niente”.

Parisi, crescono voci su una possibile bocciatura dei referendum elettorali da parte della Consulta, per il timore che si crei un vuoto normativo se passano i quesiti. C’e’ questo rischio?

“Il rischio della bocciatura ci e’ presente da sempre. Quello che invece non avevo messo nel conto e’, come leggo oggi su autorevoli giornali, la previsione di una sentenza scontata e presa per motivi politici”.

“Da sempre -prosegue Parisi- ci e’ stato tuttavia anche chiaro che senza la rivolta dei cittadini nessuno avrebbe fatto alcunche’.

Ne’ i partiti che questa legge hanno voluto, ne’ quelli che di questa legge hanno goduto. Anche se sappiamo che ci sono punti di vista diversi, siamo anche convinti delle nostre buone ragioni. E’ una convinzione che fin dall’inizio e’ stata pubblicamente condivisa da 65 cattedratici di diritto costituzionale. E’ una convinzione che proprio nei giorni scorsi e’ stata confermata da 112 costituzionalisti che hanno auspicato che la Corte dichiari l’ammissibilita’ dei quesiti referendari”.

Parisi teme che la bocciatura dei referendum stopperebbe qualsiasi possibilita’ di arrivare a una riforma elettorale in Parlamento: “So solo che senza la spinta referendaria, senza il pungolo costituito dalla possibilita’ che, qualora continuasse l’inazione del Parlamento, deciderebbero gli elettori, si fermera’ di nuovo tutto”.

Parisi e’ convinto che solo il referendum puo’ ridare ai cittadini un sistema elettorale decente. Non si fida di quello che potrebbe avvenire in Parlamento. Per il Professore il rischio piu’ elevato e’ quello che ai arrivi a una riforma della legge elettorale che riporterebbe l’Italia alla Prima Repubblica. Una legge di tipo proporzionale. “E’ evidente che, costretti a fare qualcosa, per i partiti la cosa piu’ facile sarebbe spartirsi la rappresentanza dando ad ognuno la propria porzione di deleghe per poter tornare al bel tempo antico del proporzionale, quando si facevano e disfacevano i governi ogni dieci mesi”.

Il professore vede molti neo-convertiti al proporzionale. Non accade “solo nel Pd”, vedi la ‘svolta’ di Dario Franceschini. “Come dimenticare il Ccd di Casini che nel 1994 scelse il maggioritario. E Rutelli che assieme agli altri sindaci incarno’ nel governo locale la democrazia governante. E Fini che arrivo’ addirittura a dichiararsi per il presidenzialismo. Sento ora che perfino a Berlusconi non dispiacerebbe il sistema tedesco…”.

 

“La realta’ e’ che questo arretramento manifesta la crisi della classe politica, la paura della vittoria piu’ che quella della sconfitta, il disinteresse per il progetto generale, il ritorno alla delega ai partiti invece della scommessa sulla partecipazione e sulla scelta diretta dei cittadini, la tentazione di farsi riconoscere appunto la propria quota perche’ a mettersi d’accordo c’e’ sempre tempo. La verita’ e’ che troppe delle scelte che la classe politica ha sbandierato come convinzioni in effetti sono state subite. Come accade da sempre gli alberi si riconoscono dai frutti. Ma i cittadini -conclude Parisi- se ne sono ormai accorti. Non e’ verso la politica che si indirizza la loro rabbia, ma verso i politici che non credono in niente”.